Fra le polarità linguistico-stilistiche possibili per i narratori italiani (monolinguismo/lingua standardizzata e pluringuismo/italiano regionalizzato) - delineate con chiarezza già da De Roberto nella ben nota Prefazione a Documenti Umani - i nostri due autori si muovono con cautela e notevole coscienza metalinguistica, facendo tesoro della lezione sciasciana con modalità diverse. Distanti dalle scelte linguistico-stilistiche camilleriane, le loro differenti pratiche scrittorie sembrano orientate verso quello che Testa 1997 definiva «stile semplice» con un’attenzione al “colorito locale” che fa parte nel caso di Piazzese del raffinato gioco retorico e indagativo e nel caso di Seminerio è funzionale alla resa espressiva dell’intreccio tra Storia e microstoria. In entrambi i casi è proprio grazie a un’attenzione specifica ai fatti linguistici, nell’ottica di una resa mimetica e non espressionistica del parlato, che si rinnovano i moduli della narrativa poliziesca, nutrendoli di scetticismo pensoso e di riflessioni disincantate sul presente e sul passato di una Sicilia dolente e amatissima. Come accadeva in Una storia semplice di Sciascia - eccellente esempio dell’allotropia del poliziesco italiano rispetto ad altre tradizioni letterarie (Crotti 1982) – così nei due romanzi scelti come rappresentativi della produzione narrativa dei due autori – Il soffio della valanga e il volo di Fifina - si celano «situazioni di vertiginosa complessità culturale ed umana; le quali varcano i confini della caratterizzazione sociologica e ambientale, si sottraggono ai vincoli retorici dell’oralità scritta ed eludono ogni trattamento o esageratamente affabile o preziosisticamente letterario» (Testa 1997, p. 276). Con forme mimetiche caute, utili a conferire colore locale oppure modi di pensare profondamente contrapposti, i gialli dei due autori offrono ai lettori la possibilità di riflettere sulle strutture sociali e i rapporti interpersonali proprio grazie a una resa equilibrata delle relazioni comunicative nel dialogato.

"Colorito locale" e coscienza metalinguistica nei gialli di Santo Piezzese e di Domenico Seminerio

Sardo Rosaria
2020

Abstract

Fra le polarità linguistico-stilistiche possibili per i narratori italiani (monolinguismo/lingua standardizzata e pluringuismo/italiano regionalizzato) - delineate con chiarezza già da De Roberto nella ben nota Prefazione a Documenti Umani - i nostri due autori si muovono con cautela e notevole coscienza metalinguistica, facendo tesoro della lezione sciasciana con modalità diverse. Distanti dalle scelte linguistico-stilistiche camilleriane, le loro differenti pratiche scrittorie sembrano orientate verso quello che Testa 1997 definiva «stile semplice» con un’attenzione al “colorito locale” che fa parte nel caso di Piazzese del raffinato gioco retorico e indagativo e nel caso di Seminerio è funzionale alla resa espressiva dell’intreccio tra Storia e microstoria. In entrambi i casi è proprio grazie a un’attenzione specifica ai fatti linguistici, nell’ottica di una resa mimetica e non espressionistica del parlato, che si rinnovano i moduli della narrativa poliziesca, nutrendoli di scetticismo pensoso e di riflessioni disincantate sul presente e sul passato di una Sicilia dolente e amatissima. Come accadeva in Una storia semplice di Sciascia - eccellente esempio dell’allotropia del poliziesco italiano rispetto ad altre tradizioni letterarie (Crotti 1982) – così nei due romanzi scelti come rappresentativi della produzione narrativa dei due autori – Il soffio della valanga e il volo di Fifina - si celano «situazioni di vertiginosa complessità culturale ed umana; le quali varcano i confini della caratterizzazione sociologica e ambientale, si sottraggono ai vincoli retorici dell’oralità scritta ed eludono ogni trattamento o esageratamente affabile o preziosisticamente letterario» (Testa 1997, p. 276). Con forme mimetiche caute, utili a conferire colore locale oppure modi di pensare profondamente contrapposti, i gialli dei due autori offrono ai lettori la possibilità di riflettere sulle strutture sociali e i rapporti interpersonali proprio grazie a una resa equilibrata delle relazioni comunicative nel dialogato.
lingua italiana, dialetti, letteratura giallo-noir, lingua e stile, letteratura contemporanea.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/489380
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