During the constituent phase of the Kingdom of Italy, from 1860 to 1862, a long and bitter political conflict over the future institutional order of the country arose within the ruling class. The main reason to this conflict was whether to centralize the state or to adapt to a decentralized model. In the essay, the author analyzes the different political conceptions of the protagonists (Rattazzi, Cavour, Minghetti and Ricasoli), in particular the administrative decentralization fostered by Cavour and the regionalist projects of Farini and Minghetti. The study focuses on the parliamentary debate and the following rejection of Minghetti's projects, which were considered harmful for the maintenance of the just achieved national unity. The last part analyzes Ricasoli’s centralistic turn, including the October decrees and the abolition of the Lieutenancies. The author reconstructs the contrasts between the lieutenants and the central government through the use of first-hand sources. According to the author the above mentioned contrast helped to make the centralizing choice prevail. The centralization policies, adopted in those years and always confirmed from that moment on, were a "mandatory" choice in view of the international situation and an "appropriate" choice according to the traditions, the territorial articulation and the degree of maturity of the Italian context.

Durante la fase costituente del Regno d’Italia, dal 1860 al 1862, si aprì, all’interno della classe dirigente, un lungo e aspro conflitto politico sul futuro assetto istituzionale del Paese: Stato accentrato o Stato decentrato? Nel saggio, oltre alle diverse concezioni politiche dei protagonisti (Rattazzi, Cavour, Minghetti e Ricasoli) vengono analizzati il decentramento amministrativo di Cavour e i progetti regionalistici di Farini e Minghetti. Il dato più rilevante del contributo si incentra sul dibattito in Parlamento e sulla bocciatura dei progetti minghettiani, ritenuti dannosi per il mantenimento dell’Unità appena raggiunta. Nell’ultima parte si analizza la svolta centralistica di Ricasoli, i decreti di ottobre e l’abolizione delle Luogotenenze. I contrasti tra i luogotenenti e il governo centrale, ricostruiti su fonti di prima mano, secondo l’autrice contribuirono a fare prevalere la scelta accentratrice. L’accentramento, adottato in quegli anni e poi sempre confermato, fu, dunque, una scelta “obbligata” per la situazione internazionale e “opportuna” rispetto alle tradizioni, all’articolazione territoriale e al grado di maturità della situazione italiana.

Dai progetti regionalistici Farini-Minghetti alla scelta accentratrice

E. G. FARACI
2022

Abstract

Durante la fase costituente del Regno d’Italia, dal 1860 al 1862, si aprì, all’interno della classe dirigente, un lungo e aspro conflitto politico sul futuro assetto istituzionale del Paese: Stato accentrato o Stato decentrato? Nel saggio, oltre alle diverse concezioni politiche dei protagonisti (Rattazzi, Cavour, Minghetti e Ricasoli) vengono analizzati il decentramento amministrativo di Cavour e i progetti regionalistici di Farini e Minghetti. Il dato più rilevante del contributo si incentra sul dibattito in Parlamento e sulla bocciatura dei progetti minghettiani, ritenuti dannosi per il mantenimento dell’Unità appena raggiunta. Nell’ultima parte si analizza la svolta centralistica di Ricasoli, i decreti di ottobre e l’abolizione delle Luogotenenze. I contrasti tra i luogotenenti e il governo centrale, ricostruiti su fonti di prima mano, secondo l’autrice contribuirono a fare prevalere la scelta accentratrice. L’accentramento, adottato in quegli anni e poi sempre confermato, fu, dunque, una scelta “obbligata” per la situazione internazionale e “opportuna” rispetto alle tradizioni, all’articolazione territoriale e al grado di maturità della situazione italiana.
During the constituent phase of the Kingdom of Italy, from 1860 to 1862, a long and bitter political conflict over the future institutional order of the country arose within the ruling class. The main reason to this conflict was whether to centralize the state or to adapt to a decentralized model. In the essay, the author analyzes the different political conceptions of the protagonists (Rattazzi, Cavour, Minghetti and Ricasoli), in particular the administrative decentralization fostered by Cavour and the regionalist projects of Farini and Minghetti. The study focuses on the parliamentary debate and the following rejection of Minghetti's projects, which were considered harmful for the maintenance of the just achieved national unity. The last part analyzes Ricasoli’s centralistic turn, including the October decrees and the abolition of the Lieutenancies. The author reconstructs the contrasts between the lieutenants and the central government through the use of first-hand sources. According to the author the above mentioned contrast helped to make the centralizing choice prevail. The centralization policies, adopted in those years and always confirmed from that moment on, were a "mandatory" choice in view of the international situation and an "appropriate" choice according to the traditions, the territorial articulation and the degree of maturity of the Italian context.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/532777
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