Background:Quando la malattia evolve verso la fase terminale, il focus del trattamento diventa il sollievo dei sintomi e ilmiglioramento della Qualità della Morte e del Morire (QdMM). Secondo molti autori è difficile definire questoconcetto perché è soggettivo, multidimensionale e influenzabile da diversi aspetti quali cultura, credo religioso,contesto sociale e, non da ultimo, luogo del decesso. La letteratura riporta una differenza significativa nellaQdMM dei pazienti a seconda che questa avvenga a domicilio, in ospedale o in Hospice. Questi studi non sonostati realizzati nelle realtà italiane.Obiettivo:Lo scopo di questo studio osservazionale è valutare la QdMM dei pazienti deceduti in ospedale, a domicilio e inHospice nel territorio di una regione italiana. L'analisi viene effettuata attraverso il vissuto dei caregivers.Materiali e Metodi:Il campione è costituito da tutti i caregivers di pazienti deceduti nel periodo di un anno a partire dal gennaio 2011fino al 2012. Lo strumento scelto è il Quality of Dying and Death Questionnaire (QODD) che ha dimostrato unabuona validità di costrutto, un’alta consistenza interna e una moderata affidabilità di intervalutazione. E’ statavalidata dal punto di vista semantico la traduzione in lingua italiana dello strumento.Risultati:Sono stati intervistati 73 caregivers, per la maggior parte donne, che avevano con il morente una relazione diparentela. Il 17.8% (13/73) dei caregivers ha il congiunto deceduto in ambito ospedaliero, il 52.1% (38/73) inHospice ed il 31.1% (22/73) a domicilio. Nel 100% dei casi i pazienti sono deceduti nel luogo desiderato. Ildolore è stato trattato meglio in Hospice, mentre il domicilio e l’ambiente ospedaliero sembra garantiscano soloun parziale controllo del sintomo. È a casa propria e in Hospice che il paziente trascorre più tempo con familiarie amici, mentre l’ospedale sembra rappresentare un ostacolo alla compagnia dei propri cari. Dai dati emergeche i caregivers dei pazienti deceduti in Hospice sono stati facilitati nella risoluzione di rancori e conflitti con ipropri cari, rispetto ai caregivers che hanno seguito i morenti in ambito ospedaliero e domiciliare dove non vi èstata la possibilità di affrontare tali situazioni.Conclusioni:Non sembra emergere un ambito in cui la QdMM sia migliore poiché vi sono dei punti di forza e di debolezza intutti i contesti esaminati; emergono inoltre indicazione sugli aspetti che potrebbero essere migliorati.

La Qualità della Morte e del Morire nel paziente oncologico terminale: confronto tra ospedale, hospice e domicilio

Bulfone G;
2014

Abstract

Background:Quando la malattia evolve verso la fase terminale, il focus del trattamento diventa il sollievo dei sintomi e ilmiglioramento della Qualità della Morte e del Morire (QdMM). Secondo molti autori è difficile definire questoconcetto perché è soggettivo, multidimensionale e influenzabile da diversi aspetti quali cultura, credo religioso,contesto sociale e, non da ultimo, luogo del decesso. La letteratura riporta una differenza significativa nellaQdMM dei pazienti a seconda che questa avvenga a domicilio, in ospedale o in Hospice. Questi studi non sonostati realizzati nelle realtà italiane.Obiettivo:Lo scopo di questo studio osservazionale è valutare la QdMM dei pazienti deceduti in ospedale, a domicilio e inHospice nel territorio di una regione italiana. L'analisi viene effettuata attraverso il vissuto dei caregivers.Materiali e Metodi:Il campione è costituito da tutti i caregivers di pazienti deceduti nel periodo di un anno a partire dal gennaio 2011fino al 2012. Lo strumento scelto è il Quality of Dying and Death Questionnaire (QODD) che ha dimostrato unabuona validità di costrutto, un’alta consistenza interna e una moderata affidabilità di intervalutazione. E’ statavalidata dal punto di vista semantico la traduzione in lingua italiana dello strumento.Risultati:Sono stati intervistati 73 caregivers, per la maggior parte donne, che avevano con il morente una relazione diparentela. Il 17.8% (13/73) dei caregivers ha il congiunto deceduto in ambito ospedaliero, il 52.1% (38/73) inHospice ed il 31.1% (22/73) a domicilio. Nel 100% dei casi i pazienti sono deceduti nel luogo desiderato. Ildolore è stato trattato meglio in Hospice, mentre il domicilio e l’ambiente ospedaliero sembra garantiscano soloun parziale controllo del sintomo. È a casa propria e in Hospice che il paziente trascorre più tempo con familiarie amici, mentre l’ospedale sembra rappresentare un ostacolo alla compagnia dei propri cari. Dai dati emergeche i caregivers dei pazienti deceduti in Hospice sono stati facilitati nella risoluzione di rancori e conflitti con ipropri cari, rispetto ai caregivers che hanno seguito i morenti in ambito ospedaliero e domiciliare dove non vi èstata la possibilità di affrontare tali situazioni.Conclusioni:Non sembra emergere un ambito in cui la QdMM sia migliore poiché vi sono dei punti di forza e di debolezza intutti i contesti esaminati; emergono inoltre indicazione sugli aspetti che potrebbero essere migliorati.
end of life, quality of death and dying,caregiver, palliative care
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/538923
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