Il giurista, appagato dalla pretesa scientificità delle proprie costruzioni dogmatiche spesso perde il contatto con i ‘fatti’. Sono i fatti a determinare i concetti, ma sono, poi, i concetti a condizionare l’analisi dei modelli di convivenza e dei legami sociali. Un circuito vizioso in cui si finisce per dimenticare che il carattere ordinante dei concetti giuridici non deriva da una “recta ratio”, da un’essenza logica, ma dalla volontà di chi controlla l’economia e gestisce il potere. Dietro ogni astrazione generalizzante, c’è un ‘chi’, c’è un perché, ci sono conflitti e tensioni. E’ innegabile che l’uso alternativo del diritto abbia contribuito al rinnovamento della nostra cultura giuridica e al processo di ristrutturazione democratica degli equilibri di potere. E’ cambiato il modo di concepire il diritto, è cambiata l’identità del giurista ed è cambiato il ruolo della magistratura. In questi sviluppi, intimamente collegati l’uno con l’altro, appare sempre più evidente come stia venendo meno il ruolo della legge come collante del tessuto sociale. Il richiamo al rispetto del principio di legalità costituisce un argine troppo sottile per quel vitalismo decisorio, alimentato dalla trasnazionalizzazione dei flussi giuridici, dal diritto vivente, dalla fluidità dogmatica, dal neo-costituzionalismo, per non parlare del protagonismo, del presenzialismo, del populismo, del corporativismo di singoli magistrati. L’uso alternativo del diritto ha aperto il vaso di Pandora?

Uso alternativo (del diritto) o potere alternativo (attraverso il diritto)

salvatore amato
2024-01-01

Abstract

Il giurista, appagato dalla pretesa scientificità delle proprie costruzioni dogmatiche spesso perde il contatto con i ‘fatti’. Sono i fatti a determinare i concetti, ma sono, poi, i concetti a condizionare l’analisi dei modelli di convivenza e dei legami sociali. Un circuito vizioso in cui si finisce per dimenticare che il carattere ordinante dei concetti giuridici non deriva da una “recta ratio”, da un’essenza logica, ma dalla volontà di chi controlla l’economia e gestisce il potere. Dietro ogni astrazione generalizzante, c’è un ‘chi’, c’è un perché, ci sono conflitti e tensioni. E’ innegabile che l’uso alternativo del diritto abbia contribuito al rinnovamento della nostra cultura giuridica e al processo di ristrutturazione democratica degli equilibri di potere. E’ cambiato il modo di concepire il diritto, è cambiata l’identità del giurista ed è cambiato il ruolo della magistratura. In questi sviluppi, intimamente collegati l’uno con l’altro, appare sempre più evidente come stia venendo meno il ruolo della legge come collante del tessuto sociale. Il richiamo al rispetto del principio di legalità costituisce un argine troppo sottile per quel vitalismo decisorio, alimentato dalla trasnazionalizzazione dei flussi giuridici, dal diritto vivente, dalla fluidità dogmatica, dal neo-costituzionalismo, per non parlare del protagonismo, del presenzialismo, del populismo, del corporativismo di singoli magistrati. L’uso alternativo del diritto ha aperto il vaso di Pandora?
2024
Diritto, Politica, Costituzione, Formalismo, Democrazia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/703849
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