This essay examines Pirandello’s Quaderni di Serafino Gubbio operatore starting from the category of sentiment, investigated through a lexicographical analysis that recognises the verb « to take » as one of the semantic cornerstones of the novel. Against the backdrop of modernity and the bewilderment of the contemporary subject, Serafino’s declared impassivity is examined as an ambiguous narrative strategy, set in tension with Pirandello’s theoretical reflection on humour. Two central episodes – the violinist’s sonata to the tiger and the death of the musician himself – serve as a hermeneutic diptych : the first foreshadows an empathic possibility of art ; the second identifies traces of Hegel’s critique of Schleiermacher’s Gefühlstheologie in Simone Pau’s discourse. Serafino ultimately emerges as a figure of the common man according to De Certeau : only apparently passive, he opposes the domination of technical rationality with silent and creative resistance, which finds expression in writing as a practice of survival in modernity.

Il saggio affronta i Quaderni di Serafino Gubbio operatore di Pirandello a partire dalla categoria del sentimento, indagata attraverso un’analisi lessicografica che riconosce nel verbo « prendere » uno dei perni semantici del romanzo. Sullo sfondo della modernità e dello smarrimento del soggetto contemporaneo, viene esaminata la dichiarata impassibilità di Serafino come strategia narrativa ambigua, messa in tensione con la riflessione teorica di Pirandello sull’umorismo. Due episodi centrali – la sonata del violinista alla tigre e la morte dello stesso musicista – fungono da dittico ermeneutico : nel primo si prefigura una possibilità empatica dell’arte ; nel secondo vengono individuate le tracce della critica hegeliana alla Gefühlstheologie di Schleiermacher presenti nel discorso di Simone Pau. Serafino emerge infine come figura dell’uomo comune secondo De Certeau : solo in apparenza passivo, egli oppone al dominio della razionalità tecnica una resistenza silenziosa e creativa, che trova espressione nella scrittura come pratica di sopravvivenza nella modernità.

È una questione di sentimento: Serafino, Hegel e il violinista

Giuseppe Palazzolo
2026-01-01

Abstract

This essay examines Pirandello’s Quaderni di Serafino Gubbio operatore starting from the category of sentiment, investigated through a lexicographical analysis that recognises the verb « to take » as one of the semantic cornerstones of the novel. Against the backdrop of modernity and the bewilderment of the contemporary subject, Serafino’s declared impassivity is examined as an ambiguous narrative strategy, set in tension with Pirandello’s theoretical reflection on humour. Two central episodes – the violinist’s sonata to the tiger and the death of the musician himself – serve as a hermeneutic diptych : the first foreshadows an empathic possibility of art ; the second identifies traces of Hegel’s critique of Schleiermacher’s Gefühlstheologie in Simone Pau’s discourse. Serafino ultimately emerges as a figure of the common man according to De Certeau : only apparently passive, he opposes the domination of technical rationality with silent and creative resistance, which finds expression in writing as a practice of survival in modernity.
2026
Il saggio affronta i Quaderni di Serafino Gubbio operatore di Pirandello a partire dalla categoria del sentimento, indagata attraverso un’analisi lessicografica che riconosce nel verbo « prendere » uno dei perni semantici del romanzo. Sullo sfondo della modernità e dello smarrimento del soggetto contemporaneo, viene esaminata la dichiarata impassibilità di Serafino come strategia narrativa ambigua, messa in tensione con la riflessione teorica di Pirandello sull’umorismo. Due episodi centrali – la sonata del violinista alla tigre e la morte dello stesso musicista – fungono da dittico ermeneutico : nel primo si prefigura una possibilità empatica dell’arte ; nel secondo vengono individuate le tracce della critica hegeliana alla Gefühlstheologie di Schleiermacher presenti nel discorso di Simone Pau. Serafino emerge infine come figura dell’uomo comune secondo De Certeau : solo in apparenza passivo, egli oppone al dominio della razionalità tecnica una resistenza silenziosa e creativa, che trova espressione nella scrittura come pratica di sopravvivenza nella modernità.
Luigi Pirandello, Serafino Gubbio, Sentiment, Hegel, Modernity
Luigi Pirandello, Serafino Gubbio, sentimento, Hegel, modernità
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/715569
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