Questo articolo indaga il ruolo del teatro come dispositivo pedagogico incarnato in contesti di grave marginalizzazione, attraverso l’analisi etnografica di un laboratorio teatrale che ha coinvolto bambini e ado- lescenti lavoratori nella Fascia trasformata del Ragusano tra il 2018 e il 2022. La ricerca, condotta attraverso osservazione partecipante e conversazioni informali, esplora come trenta bambini dai 5 ai 18 anni, prevalentemente tunisini e rumeni impegnati nel lavoro agricolo in serra, abbiano partecipato alla riscrittura e rappresentazione di fiabe classiche ambientate nel loro territorio di vita e lavoro. L’analisi teorica si articola attraverso tre dimensioni interconnesse: la trasformazione del corpo disciplinato dal lavoro in corpo espressivo attraverso il con- cetto di cuerpo-territorio del femminismo decoloniale; la creazione di spazi eterotopici che sospendono temporaneamente le segregazioni territoriali; la tensione produttiva tra finzione scenica e realtà vissuta come campo di elaborazione critica. I risultati documentano come il teatro configuri una pedagogia della possibilità che, pur non risolvendo i problemi strutturali dello sfruttamento, mantiene aperto lo spazio della trasformazione attraverso pratiche di riappropriazione corporea, territorializzazione narrativa e agency collettiva.

Quando Cenerentola lavora in serra: teatro come pedagogia del cuerpo-territorio

D. Bocchieri
2025-01-01

Abstract

Questo articolo indaga il ruolo del teatro come dispositivo pedagogico incarnato in contesti di grave marginalizzazione, attraverso l’analisi etnografica di un laboratorio teatrale che ha coinvolto bambini e ado- lescenti lavoratori nella Fascia trasformata del Ragusano tra il 2018 e il 2022. La ricerca, condotta attraverso osservazione partecipante e conversazioni informali, esplora come trenta bambini dai 5 ai 18 anni, prevalentemente tunisini e rumeni impegnati nel lavoro agricolo in serra, abbiano partecipato alla riscrittura e rappresentazione di fiabe classiche ambientate nel loro territorio di vita e lavoro. L’analisi teorica si articola attraverso tre dimensioni interconnesse: la trasformazione del corpo disciplinato dal lavoro in corpo espressivo attraverso il con- cetto di cuerpo-territorio del femminismo decoloniale; la creazione di spazi eterotopici che sospendono temporaneamente le segregazioni territoriali; la tensione produttiva tra finzione scenica e realtà vissuta come campo di elaborazione critica. I risultati documentano come il teatro configuri una pedagogia della possibilità che, pur non risolvendo i problemi strutturali dello sfruttamento, mantiene aperto lo spazio della trasformazione attraverso pratiche di riappropriazione corporea, territorializzazione narrativa e agency collettiva.
2025
teatro sociale, cuerpo-territorio, pedagogia critica, marginalità, agency
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/721591
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