Fifty years after the enactment of the Italian Penitentiary Act, the penal enforcement stage remains in a state of profound crisis, marked by repeated legislative interventions that have failed to effectively address the constitutional principles underpinning a humane and rehabilitative system of punishment. Within a context shaped by the social perception of an asymmetry between a markedly prison-centred severity at the sentencing stage and an unexpectedly lenient enforcement phase — primarily aimed at containing prison overcrowding — the phenomenon of the so-called “suspended free persons” has emerged as one of the clearest symptoms of the structural crisis affecting penal enforcement. The suspension of enforcement orders has gradually evolved into a mechanism for managing the prison emergency; however, this solution has significant repercussions for both the principle of legality and the effective fulfilment of the rehabilitative purpose of punishment. A comprehensive rethinking of the sanctioning system is therefore required, based on reducing the centrality of imprisonment, strengthening community-based sanctions, and promoting a model of penal enforcement that genuinely complies with the constitutional principles of humanity, proportionality, and social reintegration. Such an approach would pave the way for a new paradigm of punishment consistent with Article 27 of the Italian Constitution

A cinquant’anni dalla legge sull’ordinamento penitenziario, la fase dell’esecuzione penale staziona in una condizione di profonda crisi, attraversata da ripetuti interventi normativi incapaci di tematizzare in termini di effettività le traiettorie costituzionali di una pena dal tratto umano e tendente alla rieducazione del reo. In un contesto contaminato dalla percezione sociale di una asimmetrica severità edittale – di impronta spiccatamente carcerocentrica – alla quale si contrappone un’inopinata mitezza esecutiva – quale argine del sovraffollamento carcerario – il fenomeno dei cosiddetti “liberi sospesi” costituisce uno dei sintomi più evidenti della crisi strutturale dell’esecuzione penale: la sospensione dell’ordine di esecuzione si è trasformato in un meccanismo di gestione dell’emergenza penitenziaria che produce, però, rilevanti ricadute sul principio di legalità e sull’effettività della funzione rieducativa della pena. Necessario, quindi, un ripensamento complessivo del sistema sanzionatorio, fondato sulla riduzione della centralità del carcere, sul rafforzamento delle pene di comunità e sull’affermazione di un modello di esecuzione realmente conforme ai principi costituzionali di umanità, proporzionalità e risocializzazione, in vista di un nuovo paradigma della pena coerente con l’art. 27 Cost.

Tra libertà sospesa e carcerocentrismo sanzionatorio. Verso un nuovo paradigma della pena?

Fabrizio Siracusano
2026-01-01

Abstract

Fifty years after the enactment of the Italian Penitentiary Act, the penal enforcement stage remains in a state of profound crisis, marked by repeated legislative interventions that have failed to effectively address the constitutional principles underpinning a humane and rehabilitative system of punishment. Within a context shaped by the social perception of an asymmetry between a markedly prison-centred severity at the sentencing stage and an unexpectedly lenient enforcement phase — primarily aimed at containing prison overcrowding — the phenomenon of the so-called “suspended free persons” has emerged as one of the clearest symptoms of the structural crisis affecting penal enforcement. The suspension of enforcement orders has gradually evolved into a mechanism for managing the prison emergency; however, this solution has significant repercussions for both the principle of legality and the effective fulfilment of the rehabilitative purpose of punishment. A comprehensive rethinking of the sanctioning system is therefore required, based on reducing the centrality of imprisonment, strengthening community-based sanctions, and promoting a model of penal enforcement that genuinely complies with the constitutional principles of humanity, proportionality, and social reintegration. Such an approach would pave the way for a new paradigm of punishment consistent with Article 27 of the Italian Constitution
2026
A cinquant’anni dalla legge sull’ordinamento penitenziario, la fase dell’esecuzione penale staziona in una condizione di profonda crisi, attraversata da ripetuti interventi normativi incapaci di tematizzare in termini di effettività le traiettorie costituzionali di una pena dal tratto umano e tendente alla rieducazione del reo. In un contesto contaminato dalla percezione sociale di una asimmetrica severità edittale – di impronta spiccatamente carcerocentrica – alla quale si contrappone un’inopinata mitezza esecutiva – quale argine del sovraffollamento carcerario – il fenomeno dei cosiddetti “liberi sospesi” costituisce uno dei sintomi più evidenti della crisi strutturale dell’esecuzione penale: la sospensione dell’ordine di esecuzione si è trasformato in un meccanismo di gestione dell’emergenza penitenziaria che produce, però, rilevanti ricadute sul principio di legalità e sull’effettività della funzione rieducativa della pena. Necessario, quindi, un ripensamento complessivo del sistema sanzionatorio, fondato sulla riduzione della centralità del carcere, sul rafforzamento delle pene di comunità e sull’affermazione di un modello di esecuzione realmente conforme ai principi costituzionali di umanità, proporzionalità e risocializzazione, in vista di un nuovo paradigma della pena coerente con l’art. 27 Cost.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/729170
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