Basandosi sull’analisi antropologica delle dinamiche interne a un gruppo di ricerca-azione attivo in Sicilia, l’articolo esplora la possibilità di adottare il principio del terzo incluso nella ricerca transdisciplinare in campo ambientale. Questo principio, ispirato a una logica non-dualista, invita a superare le opposizioni rigide — tra scienza e società, tra esperti e non esperti — per accogliere punti di vista diversi e, a volte, contraddittori. In contesti segnati da tensioni ambientali e sociali, tale approccio può contribuire a costruire spazi di confronto più inclusivi e generativi. L’articolo mette in luce due criticità emerse nel lavoro di ricerca. La prima è il rischio di cadere nei cosiddetti “fantasmi del riduzionismo”, quando si privilegia l’expertise tecnico-scientifica a discapito dei saperi vernacolari ed esperienziali. La seconda riguarda la “falsa equidistanza”, ovvero il pericolo di trattare tutti i punti di vista come ugualmente validi, senza considerare le asimmetrie di potere che incidono sull’accesso alla conoscenza. Attraverso questo caso studio, l’autrice riflette sul ruolo della transdisciplinarietà come strumento per affrontare la complessità dei conflitti socio-ecologici, promuovendo forme di collaborazione capaci di riconoscere e valorizzare la pluralità dei saperi coinvolti senza ridurli necessariamente a unità.
Di fronte alla crisi ecologica ‘uguali più degli altri’? Opportunità e dilemmi della ricerca-azione trasformativa in campo ambientale
Benadusi mara
2025-01-01
Abstract
Basandosi sull’analisi antropologica delle dinamiche interne a un gruppo di ricerca-azione attivo in Sicilia, l’articolo esplora la possibilità di adottare il principio del terzo incluso nella ricerca transdisciplinare in campo ambientale. Questo principio, ispirato a una logica non-dualista, invita a superare le opposizioni rigide — tra scienza e società, tra esperti e non esperti — per accogliere punti di vista diversi e, a volte, contraddittori. In contesti segnati da tensioni ambientali e sociali, tale approccio può contribuire a costruire spazi di confronto più inclusivi e generativi. L’articolo mette in luce due criticità emerse nel lavoro di ricerca. La prima è il rischio di cadere nei cosiddetti “fantasmi del riduzionismo”, quando si privilegia l’expertise tecnico-scientifica a discapito dei saperi vernacolari ed esperienziali. La seconda riguarda la “falsa equidistanza”, ovvero il pericolo di trattare tutti i punti di vista come ugualmente validi, senza considerare le asimmetrie di potere che incidono sull’accesso alla conoscenza. Attraverso questo caso studio, l’autrice riflette sul ruolo della transdisciplinarietà come strumento per affrontare la complessità dei conflitti socio-ecologici, promuovendo forme di collaborazione capaci di riconoscere e valorizzare la pluralità dei saperi coinvolti senza ridurli necessariamente a unità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


