Lo studio eco-biostratigrafico della sezione di Pavigliana (Reggio Calabria) ha messo in evidenza la deposizione di una serie stratigrafica continua infrapliocenico-infrapleistocenica, caratterizzata dalla presenza di numerose discordanze angolari sinsedimentarie, collegate all’intensa e continua attività tettonica dell’area dello Stretto di Messina. La serie inizia con un conglomerato di trasgressione, laterale o sottostante ad un livello di sabbie fini a Isognomon, discordante sul substrato tortoniano. Segue una potente serie di sabbie grossolane, calcaree, bioclastiche che contengono, nella parte alta, alcune intercalazioni di marne siltose. Al di sopra si sviluppa, in discordanza, un livello di marne grigie, a loro volta passanti verso l’alto a sabbie e ghiaie. La metà inferiore della sezione, sino al livello torbiditico 10 appartiene al Pliocene, mentre la parte superiore è attribuibile al Pleistocene interiore. I livelli 2-5 appartengono alla biozoana a Globorotalia puncticulata e contengono i molluschi Oopecten latissimum, Isognomon soldanii e Spondylus crassicosta (Tabianiano). I livelli 7-9 appartengono alla biozona a Globorotalia inflata e vi abbondano ancora i molluschi Flabellipecten flabelliformis e Aequipecten scabrellus (Piacenziano). Il livello 6, pur non contenendo alcuna specie stratigraficamente significativa, probabilmente è attribuibile alla biozona a Globorotalia crassaformis, specie che è presente, rimaneggiata, nel successivo livello 9, in piena biozona a G. inflata. Il limite Plio-Pleistocene è stato posto in corrispondenza del livello torbiditico 10, qualche metro più in basso della comparsa di Globigerina calabra (livello 12) e dei primi chiari sintomi di raffreddamento climatico (avvolgimento sinistrorso di Globigerina pachiderma), primo livello di un’alternanza torbiditica che prosegue fino al livello 15 e che si è deposta sicuramente in concomitanza con un evento tettonico locale. Le marne di Pavigliana, infine (livello 16) sono state attribuite alla parte medio-alta del Pleistocene inferiore contenendo, tra l’altro, i foraminiferi Hyalinea baltica e Paromalina coronata e i brachiopodi Dallina septigera e Macandrevia cranium. La successione plio-pleistocenica di Pavigliana, potente 80 m, rappresenta, quindi, una serie continua condensatale cui figure sedimentarie, quali dune idrauliche, colate torbiditiche e troncature sottomarine, ne giustificano la formazione. I livelli 5, 6, 8, 9, 11 corrispondendo ad una sovrapposizione di edifici dunariprofondi, rappresentano una serie di innumerevoli lacune dovute all’erosione meccanica ed al trasporto delle correnti sottomarine. Similmente sono testimoni di altrettante lacune per erosione i livelli torbiditici 10, 12, 13, e 15. Molto più spettacolari, infine, sono le troncature sottomarine legate ai movimenti tettonici del fondo generanti rotture di pendenze con conseguente distacco di masse di sedimenti verso fondali più profondi. Lo studio paleoecologico, prendendo in considerazione principalmente i sedimenti e i popolamenti di Foraminiferi, Briozoi, Molluschi e Brachiopodi ha permesso di ricostruire con un certo dettaglio i paleoambienti che si sono succeduti nell’area. Tra l’altro ha permesso di stabilire che le dune sottomarine della sezione di Pavigliana, in genere considerate di acque basse, si sono originate in ambiente più profondo da ciorcalitorale a batiale con profondità comprese fra 40-50 m per quelle più superficiali e 150-180 m per quelle più profonde. Le prime contengono delle paleocomunità rapportabili alle attuali Biocenosi dei Fondi Detritici Costieri (DC) e delle Sabbie Grossolane e Ghiaie Fini sotto l’influenza delle Correnti di Fondo (SGCF); le seconde invece contengono una paleocomunità omologa a quella dei fondi a Gryphus vitreus o della zona di transizione tra il circalitorale e il batiale. E’ stato sottolineato, infine, che le superfici di troncatura sono state in genere confuse in passato con superfici di trasgressione e, talvolta, poste in corrispondenza di limiti di piano.

La sezione plio-pleistocenica di Pavigliana (Reggio Calabria). Boll. Soc. Paleont. Ital

ROSSO, Maria Antonietta
1987

Abstract

Lo studio eco-biostratigrafico della sezione di Pavigliana (Reggio Calabria) ha messo in evidenza la deposizione di una serie stratigrafica continua infrapliocenico-infrapleistocenica, caratterizzata dalla presenza di numerose discordanze angolari sinsedimentarie, collegate all’intensa e continua attività tettonica dell’area dello Stretto di Messina. La serie inizia con un conglomerato di trasgressione, laterale o sottostante ad un livello di sabbie fini a Isognomon, discordante sul substrato tortoniano. Segue una potente serie di sabbie grossolane, calcaree, bioclastiche che contengono, nella parte alta, alcune intercalazioni di marne siltose. Al di sopra si sviluppa, in discordanza, un livello di marne grigie, a loro volta passanti verso l’alto a sabbie e ghiaie. La metà inferiore della sezione, sino al livello torbiditico 10 appartiene al Pliocene, mentre la parte superiore è attribuibile al Pleistocene interiore. I livelli 2-5 appartengono alla biozoana a Globorotalia puncticulata e contengono i molluschi Oopecten latissimum, Isognomon soldanii e Spondylus crassicosta (Tabianiano). I livelli 7-9 appartengono alla biozona a Globorotalia inflata e vi abbondano ancora i molluschi Flabellipecten flabelliformis e Aequipecten scabrellus (Piacenziano). Il livello 6, pur non contenendo alcuna specie stratigraficamente significativa, probabilmente è attribuibile alla biozona a Globorotalia crassaformis, specie che è presente, rimaneggiata, nel successivo livello 9, in piena biozona a G. inflata. Il limite Plio-Pleistocene è stato posto in corrispondenza del livello torbiditico 10, qualche metro più in basso della comparsa di Globigerina calabra (livello 12) e dei primi chiari sintomi di raffreddamento climatico (avvolgimento sinistrorso di Globigerina pachiderma), primo livello di un’alternanza torbiditica che prosegue fino al livello 15 e che si è deposta sicuramente in concomitanza con un evento tettonico locale. Le marne di Pavigliana, infine (livello 16) sono state attribuite alla parte medio-alta del Pleistocene inferiore contenendo, tra l’altro, i foraminiferi Hyalinea baltica e Paromalina coronata e i brachiopodi Dallina septigera e Macandrevia cranium. La successione plio-pleistocenica di Pavigliana, potente 80 m, rappresenta, quindi, una serie continua condensatale cui figure sedimentarie, quali dune idrauliche, colate torbiditiche e troncature sottomarine, ne giustificano la formazione. I livelli 5, 6, 8, 9, 11 corrispondendo ad una sovrapposizione di edifici dunariprofondi, rappresentano una serie di innumerevoli lacune dovute all’erosione meccanica ed al trasporto delle correnti sottomarine. Similmente sono testimoni di altrettante lacune per erosione i livelli torbiditici 10, 12, 13, e 15. Molto più spettacolari, infine, sono le troncature sottomarine legate ai movimenti tettonici del fondo generanti rotture di pendenze con conseguente distacco di masse di sedimenti verso fondali più profondi. Lo studio paleoecologico, prendendo in considerazione principalmente i sedimenti e i popolamenti di Foraminiferi, Briozoi, Molluschi e Brachiopodi ha permesso di ricostruire con un certo dettaglio i paleoambienti che si sono succeduti nell’area. Tra l’altro ha permesso di stabilire che le dune sottomarine della sezione di Pavigliana, in genere considerate di acque basse, si sono originate in ambiente più profondo da ciorcalitorale a batiale con profondità comprese fra 40-50 m per quelle più superficiali e 150-180 m per quelle più profonde. Le prime contengono delle paleocomunità rapportabili alle attuali Biocenosi dei Fondi Detritici Costieri (DC) e delle Sabbie Grossolane e Ghiaie Fini sotto l’influenza delle Correnti di Fondo (SGCF); le seconde invece contengono una paleocomunità omologa a quella dei fondi a Gryphus vitreus o della zona di transizione tra il circalitorale e il batiale. E’ stato sottolineato, infine, che le superfici di troncatura sono state in genere confuse in passato con superfici di trasgressione e, talvolta, poste in corrispondenza di limiti di piano.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/8769
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