During the 2020 Covid-19 pandemic, Italy has !- nally rati!ed the Council of Europe’s “Convention on the Value of Cultural Heritage for Society”, is- sued in Faro in 2005, aiming at promoting herit- age’s revitalization while enhancing human rights and democracy. For some aspects, the Faro Conven- tion echoes the 2000 EU Landscape Convention, since both Conventions move from the assump- tion that the involvement of civil society is neces- sary for identifying and taking care of places that matter for people. Both Conventions open a ques- tion on what is the role of public institutions on such processes. This paper addresses this question from the perspective of the experience of the eco- museums, in general and with speci!c reference to the current work carried out by activists and researchers in the Simeto Valley. The paper argues that the process of institutions and recognitions of ecomuseums can be an opportunity for enhancing a democratic approach to landscapes’ revitaliza- tion as long as they are able to rely on “proximity institutions”.

Con la L.R.16/14, Istituzione degli Ecomusei della Sicilia, la nostra regione si è finalmente dotata di una cornice normativa atta a riconoscere, sostenere e mettere in rete gli Ecomusei, “patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio” (Art.2). Si tratta di una pratica comunitaria per la valorizzazione della memoria collettiva e del paesaggio, già diffusa in Europa e nel mondo a partire dagli anni ’70 e in Italia a partire dagli anni ’90 (Reina G., 2014, Gli ecomusei, una risorsa per il futuro, Marsilio). Il Covid-19 ha pesantemente inciso sulle pratiche di questa natura, che si alimentano quotidianamente di relazioni di prossimità. Al contempo, la pandemia ha messo in luce la centralità di tali pratiche, che rappresentano in molti casi un riferimento per i soggetti più deboli della società, alla ricerca di spazi di accoglienza, di accesso ai servizi e di esercizio dei diritti. Il contributo presenta un approfondimento sulla relazione tra ecomusei e giustizia spaziale, interrogandosi sulle sfide che tali pratiche comunitarie pongono alla pianificazione istituzionale e alle politiche pubbliche, specialmente a seguito delle lezioni apprese in fase di pandemia. Il contributo presenta alcune riflessioni su un processo di ricerca-azione nella Valle del Simeto, area marginale dove da anni ha preso corpo un percorso di sviluppo comunitario mosso da istanze di giustizia socio-ecologica, che sta evolvendo verso una sperimentazione ecomuseale.

Cura del paesaggio e istituzioni di prossimità. Una riflessione sugli ecomusei

Giusy Pappalardo;Laura Saija
2020

Abstract

Con la L.R.16/14, Istituzione degli Ecomusei della Sicilia, la nostra regione si è finalmente dotata di una cornice normativa atta a riconoscere, sostenere e mettere in rete gli Ecomusei, “patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio” (Art.2). Si tratta di una pratica comunitaria per la valorizzazione della memoria collettiva e del paesaggio, già diffusa in Europa e nel mondo a partire dagli anni ’70 e in Italia a partire dagli anni ’90 (Reina G., 2014, Gli ecomusei, una risorsa per il futuro, Marsilio). Il Covid-19 ha pesantemente inciso sulle pratiche di questa natura, che si alimentano quotidianamente di relazioni di prossimità. Al contempo, la pandemia ha messo in luce la centralità di tali pratiche, che rappresentano in molti casi un riferimento per i soggetti più deboli della società, alla ricerca di spazi di accoglienza, di accesso ai servizi e di esercizio dei diritti. Il contributo presenta un approfondimento sulla relazione tra ecomusei e giustizia spaziale, interrogandosi sulle sfide che tali pratiche comunitarie pongono alla pianificazione istituzionale e alle politiche pubbliche, specialmente a seguito delle lezioni apprese in fase di pandemia. Il contributo presenta alcune riflessioni su un processo di ricerca-azione nella Valle del Simeto, area marginale dove da anni ha preso corpo un percorso di sviluppo comunitario mosso da istanze di giustizia socio-ecologica, che sta evolvendo verso una sperimentazione ecomuseale.
During the 2020 Covid-19 pandemic, Italy has !- nally rati!ed the Council of Europe’s “Convention on the Value of Cultural Heritage for Society”, is- sued in Faro in 2005, aiming at promoting herit- age’s revitalization while enhancing human rights and democracy. For some aspects, the Faro Conven- tion echoes the 2000 EU Landscape Convention, since both Conventions move from the assump- tion that the involvement of civil society is neces- sary for identifying and taking care of places that matter for people. Both Conventions open a ques- tion on what is the role of public institutions on such processes. This paper addresses this question from the perspective of the experience of the eco- museums, in general and with speci!c reference to the current work carried out by activists and researchers in the Simeto Valley. The paper argues that the process of institutions and recognitions of ecomuseums can be an opportunity for enhancing a democratic approach to landscapes’ revitaliza- tion as long as they are able to rely on “proximity institutions”.
Aree interne, Demografia, Snai
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